Posted by on 19 Lug, 2017 in Notizie | 0 commenti

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George Romero e Martin Landau: scomparsi due miti del fantastico cinetelevisivo

Il fine settimana appena trascorso è stato davvero triste per tutti gli appassionati di horror e fantascienza. Il 15 e 16 luglio 2017, infatti, sono venuti a mancare nell’ordine Martin Landau (89 anni), lo storico comandante Koenig della serie tv culto di fantascienza Spazio 1999 e George Andrew Romero (77 anni), universalmente conosciuto come il papà degli zombie.

I due nomi, legati al fantastico cinematografico, hanno senza alcun dubbio segnato e ispirato generazioni di appassionati di horror e fantascienza.

 

George Romero: intrattenitore per scelta, socialmente impegnato per caso

George Romero e Stephen King sul set di Creepshow (1982)

George Romero e Stephen King, sul set di Creepshow (1982), film horror diretto da Romero e scritto da King.

Nato a New York il 4 febbraio 1940, George Romero – regista, sceneggiatore ma anche attore, direttore della fotografia e fumettista – è diventato famoso in tutto il mondo grazie al suo primo lungometraggio in bianco e nero: La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead, 1968).

Primo film di quella che è conosciuta come la trilogia dei morti viventi, alla sua uscita è diventato un vero e proprio cult del genere horror ed è considerato (giustamente) la pellicola che ha codificato universalmente il genere degli zombie movie. In altre parole, senza George Romero e il suo La notte dei morti viventi, non esisterebbero gli zombie come li conosciamo oggi al cinema e in TV.

La critica del tempo, inoltre, vide nel primo film del regista un messaggio sociale, una condanna alla società americana degli anni Sessanta, alla Guerra fredda e al razzismo allora ben presente negli Stati Uniti.

È in questo momento che Romero intravede la possibilità di veicolare messaggi attraverso i suoi film dell’orrore. “Solo dopo La notte dei morti viventi – dichiarò qualche tempo fa Romero – capii come quella degli zombie potesse essere una metafora potente e importante. Se non li si considera mostri, ma una rappresentazione di quel che noi uomini siamo diventati, ecco allora che il genere dei morti viventi acquista un’altra dimensione. [Il mio film] Zombi nasce nel clima psicologico e sociale successivo a uno dei più bui e turpi periodi della storia americana, dopo l’escalation di sangue e morte della guerra del Vietnam”.

 

Gli zombie alla conquista del mondo

Dopo un paio di altri horror che non ebbero altrettanta fortuna, George Romero diresse infatti la seconda pellicola dedicata ai morti viventi: Zombi (Dawn of the Dead, 1978), la cui produzione vide la partecipazione del nostro Dario Argento che ne curò anche il montaggio e la distribuzione della versione europea. Fu un successo internazionale, ancor più del primo capitolo, complici i memorabili effetti speciali realizzati dal ‘mago’ Tom Savini.

Si è dovuto attendere quasi una decina di anni per vedere la conclusione della trilogia degli zombi, con l’uscita nelle sale cinematografiche de Il giorno degli zombi (Day of the Dead, 1985), pellicola più cupa delle precedenti e che riscosse un successo minore.

 

Gli ultimi zombie di Romero

Diverso tempo dopo, però, George Romero decise di realizzare un quarto e ultimo capitolo della sua saga dei non morti, dirigendo La terra dei morti viventi (Land of the Dead, 2005). Seguirono altre due pellicole dedicate agli zombie ma ambientate in una diversa continuity narrativa: Diary of the Dead – Le cronache dei morti viventi (2007) e Survival of the Dead – L’isola dei sopravvissuti (2009), quest’ultimo presentato in anteprima mondiale alla 66ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

È scomparso George Romero, regista di culto e 'papà' degli zombie cinematografici

George A. Romero

Proprio in occasione della 66ª Mostra del cinema di Venezia nel 2009, il regista statunitense rivelò: “Per la verità con La Notte dei morti viventi volevamo fare niente più che un filmetto commerciale, esagerare con la violenza, ma una critica alla crisi sociale degli anni ‘60? No, quello fu un caso”.

E invece, un paio d’anni dopo la sua uscita, un articolo sulla rivista francese Cahiers du Cinema lo definì un film fondamentale in quanto esempio di cinema radicale, una reazione all’intervento militare Usa in Vietnam.

“Mi scoprii un autore socialmente impegnato e ci ho provato gusto. Hanno visto Zombi come una critica al consumismo, Il giorno degli zombi uno studio del conflitto tra scienza e tecnologia bellica, La terra dei morti viventi come una disamina dei conflitti di classe. A me non è che me ne fregasse molto, ma già che c’ero, tramite gli zombie mi divertivo a dire qualcosa su quello che stava accadendo in quel momento nella nostra società. Se avessi fatto dei film seri e importanti non avrei potuto dire tutte queste cose.”

 

Martin Landau: carisma d’altri tempi e una lunghissima carriera

Martin Landau nei panni del Comandante Koenig da Spazio 1999

Martin Landau nei panni del Comandante John Koenig, dalla serie TV di fantascienza Spazio 1999.

Nato a New York il 20 giugno del 1928, Martin Landau ha iniziato la propria carriera di attore a 23 anni, debuttando in un teatro del Maine con Detective Story.

La sua prima apparizione cinematografica in una produzione importante fu quella di Intrigo internazionale (1959), di Alfred Hitchcock.

La sua figura seria e alta, un po’ inquietante, e lo sguardo dai profondi occhi azzurri gli hanno consentito nel tempo ruoli davvero eterogenei, suggerendo autorevolezza, a volte timore, a volte un inatteso senso dell’umorismo.

Spazio 1999: Martin Landau e Barbara Bain

Martin Landau e Barbara Bain, ai tempi marito e moglie nella vita, protagonisti di Spazio 1999.

Senza contare la partecipazione a serie tv, la sua carriera vanta quasi un centinaio di pellicole, sebbene non siano molte quelle di un certo spessore.

Dopo il successo ottenuto con il ruolo ricoperto dal 1966 al 1969 nella serie tv Missione Impossibile (Mission: Impossible, andata in onda dal 1966 al 1973), Landau viene scelto dal noto produttore televisivo britannico Gerry Anderson per interpretare il protagonista in una nuova e ambiziosa serie TV di fantascienza tutta europea, coprodotta da ITC e Rai: Spazio 1999 (Space: 1999, andata in onda per due stagioni dal 1975 al 1977).

La sua interpretazione del comandante John Koenig lo rende famoso al grande pubblico europeo, incidendo a fuoco la sua immagine nella memoria degli italiani che vedono la serie trasmessa sui canali Rai.

 

Dopo la fantascienza di Spazio 1999 una nuova carriera

Dopo la grande visibilità ottenuta con le produzioni televisive degli anni ‘70, la sua carriera prende una china discendente, con partecipazioni a produzioni non sempre rilevanti.

È ormai sessantenne quando ottiene una parte di rilievo in Tucker – Un uomo e il suo sogno (Tucker: The Man and His Dream, 1988) di Francis Ford Coppola, che gli vale una nomination agli Oscar e gli fa vincere un Golden Globe.

Martin Landau come Bela Lugosi nel film Ed Wood

Martin Landau come Bela Lugosi, nel film di Tim Burton Ed Wood (1994).

Ma è con lo splendido film Ed Wood (1994), per la regia di Tim Burton, che arriva la consacrazione. La sua interpretazione di un ormai anziano, stanco e sofferente Bela Lugosi – al fianco della bella figlia Juliette Landau (già famosa per aver interpretato la vampira Drusilla nelle serie tv culto Buffy l’ammazzavampiri e Angel) – è così magistrale da fargli vincere l’Oscar per il miglior attore non protagonista.

Con l’Oscar giunge anche una seconda giovinezza artistica, che lo vede impegnato al cinema e in televisione in ruoli di rilievo. Il pubblico italiano al di sopra dei 35 anni, però, ricorderà sempre Martin Landau per il suo ruolo da protagonista in Spazio 1999: una delle poche importanti, incisive, indimenticabili serie tv sci-fi degli anni ‘70.

Salutiamo così per sempre, purtroppo, due veri miti del fantastico cinetelevisivo.

 

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