Posted by on 14 Feb, 2017 in Recensioni | 0 commenti

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Cover Il culto del teschio e altri racconti, antologia di Henry S. Whitehead (La Ponga, 2016)

“Una nuvola, spinta da un vento maestoso, passò a coprire la luna e una fragile tristezza tinse la notte torrida, il profumo dei gigli si attenuò, i cembali rallentarono e si smorzarono.”

(da ‘La meridiana lunare’)

 

Tra i tanti scrittori che, a partire dal 1923, rimpolparono le pagine di Weird Tales, nota rivista pulp americana dedicata al fantastico, qualcuno si stupirà nello scoprirvi la penna affilata di un uomo di Dio.

Henry S. Whitehead, tra gli autori più vicini a Lovecraft e da quest’ultimo più apprezzati, prima ancora che scrittore fu infatti diacono della chiesa episcopale e, tra il 1921 e il 1929, in qualità di arcidiacono, adempì alla sua missione a Saint Croix, nelle Isole Vergini. Qui, venuto a contatto con il folklore jumbee, Whitehead acquisirà un bagaglio di conoscenze che riverserà in seguito nelle sue storie.

I suoi racconti jumbee saranno tra i primi a sfruttare il complesso sistema di riti e pratiche magiche caraibiche per evocare orrori esotici, tanto prossimi al lettore quanto culturalmente distanti dal suo mondo. L’autore approfondirà il jumbee (termine che verrà poi sostituito dal franco-haitiano zombie ma che, a differenza di quest’ultimo, riguarda l’intero voodoo) anche attraverso la scrittura di alcuni saggi, uno dei quali è pubblicato in appendice alla presente antologia.

 

Dal primo racconto su Weird Tales alla collaborazione con Lovecraft

Dal 1924 Whitehead pubblica i suoi lavori – racconti gotici, fantasy, d’avventura, gialli e western – su riviste quali Adventure, Black Mask, Strange Tales e la più nota Weird Tales. Proprio su Weird Tales compare il suo primo racconto gotico, “La porta”, lo stesso che apre l’antologia Il culto del teschio e altri racconti edita da La Ponga. Si tratta di una ghost story con colpo di scena finale; un racconto in grado di trasmettere l’angoscia di colui che si sente, letteralmente, scomparire e nel quale non manca una vena moraleggiante.

La collaborazione con la rivista porterà a un fitto scambio epistolare tra Whitehead e Lovecraft, che culminerà con una visita del Visionario di Providence al collega, divenuto nel frattempo rettore della Chiesa del Buon Pastore a Dunedin, in Florida, nel 1931. Da quell’incontro scaturirà un racconto a quattro mani, “La trappola”, pubblicato su Strange Tales nello stesso anno.

Due anni dopo, nel 1933, Whitehead morirà lasciandosi dietro una quantità di racconti che verranno pubblicati postumi. Sarà lo stesso Lovecraft a scriverne il necrologio per Weird Tales, affermando: “è per un genere di narrativa sovrannaturale di tono insinuante, realistico e sobriamente efficace che lo ricorderanno i lettori di questa rivista”.

 

Logo La Ponga Edizioni

 

Ogni colpa viene espiata ne Il culto del teschio

Nelle storie narrate nell’antologia Il culto del teschio e altri racconti, alcune delle quali tradotte per la prima volta in italiano, si nota fin da subito una certa tendenza dell’autore per la divagazione e la morale edificante.

Ogni racconto di Whitehead ne contiene molti altri, in una rincorsa all’aneddoto che, a tratti, può risultare snervante per il lettore contemporaneo. La chiusura avviene sempre con un perfetto happy ending, dove il buono trionfa e il malvagio finisce per espiare crudelmente il suo peccato. Così accade per “L’occhio sinistro”, in cui dalla storia del protagonista ci si sposta al racconto del destino della figlia maggiore, bella, buona e pia, per poi accelerare in un climax di fuga e orrore che termina con la raccapricciante punizione del colpevole.

Henry S. Whitehead (1882-1932)

Henry S. Whitehead (1882-1932)

In “Il tabernacolo” il credo di Whitehead si mostra con maggiore vigore e l’orrore, tutto mistico, parte dal sacrilegio innocente di  un apicoltore, che un giorno decide di sottrarre un’ostia consacrata per sfruttarne il potere magico nel proprio alveare.

Whitehead mescola spesso i generi letterari e tale fluidità gli permette di provocare nel lettore quello stupore che difficilmente avrebbe ottenuto con una narrazione lineare.

In “Il culto del teschio”, ad esempio, Canevin, detective dell’occulto alter ego dello scrittore, è chiamato a sventare i piani di una setta di comunisti. Il racconto tocca diversi generi, spiazzando il lettore, ma l’effetto sorpresa avviene solo con la rivelazione finale, peraltro inattesa, che ricompone i pezzi di questo enorme puzzle che dal fantastico trova poi una solida spiegazione logica.

Nella raccolta non mancano i classici racconti di fantasmi, qui dipinti come entità che confortano e danno pace, rappresentando la persistenza di un legame e di sentimenti sui quali la morte non ha potere.

 

Henry S. Whitehead, un autore da riscoprire

Se gli appassionati del genere non potranno fare a meno di apprezzare la possibilità di leggere nuove e inedite storie del reverendo scrittore, bisogna ammettere che Whitehead non è un autore destinato a tutti: la prosa spesso barocca, una certa lungaggine descrittiva e l’eco moraleggiante lo rendono probabilmente poco fruibile per chi è abituato a una narrativa più moderna. A questo si aggiunga – in questa antologia – la necessità di un ulteriore e più incisivo lavoro di editing e correzione.

Il giudizio è pertanto mediato tra chi troverà nel volume Il culto del teschio una lettura di sicuro interesse, volta alla riscoperta di un autore che ha fatto molto per la narrativa di genere e chi, leggendolo con occhi moderni, non riuscirà a comprendere quanto fossero innovative, per la sua epoca, le storie di Whitehead.

 

Federica Leonardi

Scheda dell'opera

mini-cover Il culto del teschio e altri racconti, antologia di Henry S. Whitehead (La Ponga)Titolo: Il culto del teschio e altri racconti
Autore: Henry S. Whitehead
Editore: La Ponga
Traduttore: Roberto Chiavini
Pagine: 164
Prezzo: € 16 (cartaceo) / € 3,99 (ebook)
Link d’acquisto: Cartaceo / ePub / Mobi
Sito dell’editore: Vai

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