Posted by on 8 Feb, 2017 in Recensioni | 0 commenti

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Assassin’s Creed il film 2016 poster title

 

Su Altrisogni.it abbiamo dato il via di recente a una serie di articoli legati al mondo dei videogiochi e al suo legame con il fantastico.

Per aprire le danze di questa nuova rubrica, ci è sembrato naturale scegliere di esplorare la saga crossmediale di Assassin’s Creed, complice l’uscita nelle sale cinematografiche italiane – il 4 gennaio 2017 – del film a essa dedicato. Ed è proprio della pellicola in questione che oggi andremo a parlare.

Assassin’s Creed il film: la nuova Ezio Collection

La riedizione della trilogia di giochi con protagonista Ezio Auditore, per console di nuova generazione.

Per la regia di Justin Kurzel, Assassin’s Creed è un film che racconta una storia originale ambientata nello stesso universo dei videogiochi e perciò canone rispetto alla cronologia della serie.

La sinossi presenta tutti gli elementi tipici dei videogame: il condannato a morte Callum Lynch – interpretato da Michael Fassbender, anche produttore del film – viene costretto dall’Abstergo a utilizzare l’Animus – un macchinario in grado di leggere la memoria genetica di un individuo – e a rivivere i ricordi di un suo antenato, Aguilar De Nerha (anch’esso interpretato da Fassbender), vissuto al tempo dell’Inquisizione Spagnola.

Lo scopo è quello di rintracciare la Mela dell’Eden, un misterioso manufatto in grado di spostare gli equilibri nel conflitto millenario tra le società segrete degli Assassini e dei Templari. Del cast fanno parte, tra gli altri, anche Marion Cotillard e Jeremy Irons.

Assassin’s Creed il film: poster estero

Un poster estero di Assassin’s Creed il film con il cast al completo.

Prima di entrare nel vivo dell’articolo, però, riteniamo sia d’obbligo fare una rapida analisi sul rapporto che lega cinema e videogame.

Per un approfondimento maggiore sui temi trattati nella saga di Assassin’s Creed e per meglio comprendere il rapporto tra Assassini e Templari, consigliamo inoltre di leggere la prima parte del corposo dossier dedicato alla serie, che stiamo in questo periodo pubblicando.

 

 

Cinema e videogiochi: un binomio spesso deludente

Alla metà degli anni ‘80 del secolo scorso i videogame divennero una presenza comune in tutte le case, complice l’invasione sul mercato degli home computer (qualcuno ha detto C-64 e Amiga?) e di una nuova generazione di console tra cui spiccavano NES (Nintendo Entertainment System), Super NES e Sega Mega Drive.

Il trend culminò nei primi anni ’90 con l’avvento della console PlayStation (1994), e con la diffusione sempre più capillare dei personal computer, fino a raggiungere la realtà odierna, fatta di un mercato che ad aprile 2016 ha ottenuto ricavi per 99,6 miliardi di dollari.

Un fenomeno simile non poteva di certo sfuggire alle major hollywoodiane, che ben presto intuirono le potenzialità che i videogiochi avrebbero potuto avere anche sul grande schermo.

Videogiochi e cinema: la locandina del film Super Mario Bros

Nel film Super Mario Bros. perfino la locandina era orribile!

Correva l’anno 1993 quando un irriconoscibile Bob Hoskins vestì i panni del celebre idraulico italiano icona, nel bene e nel male, di Nintendo nel primo film ispirato a un videogioco: Super Mario Bros. Il risultato fu terribile.

La pellicola, ambientata in un mondo dalle cupe tinte cyberpunk, snaturò completamente la natura colorata e naïf del gioco, per non parlare della pessima sceneggiatura. Anche se, a parziale discolpa degli sceneggiatori, non si può dire che l’omonimo videogame brillasse per trame articolate e dialoghi shakespeariani: in fin dei conti trattava di un idraulico mangia funghi che raccoglieva monete e saltava sopra delle tartarughe cattive, per salvare una principessa.

Ma ormai, nonostante il magistrale flop, il dado era tratto. Da quel momento in poi una sequela di produzioni dal dubbio risultato hanno fatto la loro comparsa nelle sale cinematografiche. Purtroppo, i cinegame – i film tratti dai videogiochi – sono sempre stati stroncati dalla critica (a volte un po’ snob, va detto) e si sono rivelati in genere dei fallimenti al botteghino, finendo così relegati nel novero dei B-movie.

Forte di una produzione da blockbuster, con un budget di 125 milioni di dollari e un cast e una regia importanti, sarà riuscito il recente film Assassin’s Creed a sfatare questa tendenza?

Sì e no. Vediamo il perché.

Assassin’s Creed il film: una scena sui tetti

I protagonisti sui tetti.

 

Ottime premesse in pre-produzione…

Una delle cause principali del generale fallimento dei film tratti dai videogiochi, a parere di chi scrive, è da imputare a produzioni spesso poco attente all’anima del gioco cui si rifanno, ottenendo pellicole che, alla fine, risultano “ispirate a” piuttosto che essere sviluppi narrativi dei prodotti videoludici stessi.

Il risultato è un prodotto che con il videogame di partenza ha pochissimi punti di contatto ed è spesso afflitto da sceneggiature povere. Un po’ quello che accade con le trasposizioni filmiche approssimative di certi romanzi di culto.

Da questo punto di vista il progetto cinematografico di Assassin’s Creed partiva con delle premesse che lasciavano ben sperare sul buon risultato della pellicola.

Nel 2012, infatti, Ubisoft Motion Picture – la divisione cinematografica di Ubisoft, software house francese produttrice dei videogame – ha rescisso l’accordo che aveva stipulato un anno prima con Sony Picture per la produzione del film.

Assassin’s Creed il film: doppio attacco con la lama celata

La scena della doppia uccisione con la Lama celata è davvero spettacolare.

Il motivo? Avere il pieno controllo creativo sulla pellicola e renderla quanto più inserita nel mondo del videogioco. Controllo creativo che ha poi però dovuto cedere in piccola parte a New Regency, in cambio di una co-produzione per limitare i rischi finanziari.

L’annuncio che la sceneggiatura sarebbe stata canone all’interno dell’universo crossmediale di Assassin’s Creed fu infatti accolto molto favorevolmente dai fan della serie. Così come i vari annunci relativi a cast e regia. Michael Fassbender, Justin Kurzel e Marion Cotillard, infatti, avevano già lavorato insieme nel film Macbeth, riscuotendo un buon successo di critica. La presenza di un attore di peso come Jeremy Irons, inoltre, dava al titolo un pizzico di lustro in più.

 

…in parte disattese una volta nelle sale

Purtroppo, però, se il film Assassin’s Creed si può considerare un buon prodotto dal punto di vista tecnico, come vedremo fra poco, è comunque affetto da alcune importanti criticità a livello di sceneggiatura.

Un’opera cinematografica si rivolge di norma a un pubblico ampio. Deve quindi essere comprensibile sia da chi è avvezzo alle atmosfere del gioco, sia da chi del gioco non ha mai sentito parlare. E infatti Assassin’s Creed vuole essere un punto di incontro tra i fan accaniti della saga e chi vuole semplicemente godersi un buon film d’avventura. Di fatto, però, riesce a scontentare entrambi.

Assassin’s Creed il film: Inquisizione Spagnola e Templari

L’Inquisizione Spagnola è controllata dai Templari.

L’eccessiva semplificazione in fase di scrittura di ciò che è stato costruito in una serie di ben nove giochi, senza contare i romanzi e i fumetti, ottiene solamente di lasciare smarrito lo spettatore occasionale, che non riesce a comprendere fino in fondo ciò che sta avvenendo sullo schermo. Mancano proprio gli strumenti che gli consentano di farsi coinvolgere dall’abbozzata storia: il testo introduttivo all’inizio del film, fin troppo conciso e superficiale, e i dialoghi scarni e non particolarmente riusciti non sono sufficienti.

Dal punto di vista dell’appassionato, che invece comprende cosa sta accadendo ma solo grazie alle conoscenze maturate giocando, questa semplificazione fa storcere il naso poiché fa venire meno quella profondità ed epicità a cui è abituato. Personalmente mi sono sentito quasi defraudato di quelle emozioni narrative che ho vissuto giocando e che mi aspettavo di ritrovare anche al cinema.

 

Il fattore tempo e la codardia

Una delle cose che rende ostica la trasposizione di un videogame in un film è il tempo.

Per raccontare una storia il media videoludico dispone di diverse ore: per un gioco minimamente narrativo difficilmente si scende sotto le 15/20 ore tra azione e filmati. Un film, invece, deve comprimere tutto in un paio di ore, semplificando di molto l’intreccio e trovando escamotage che spesso ottengono il risultato opposto a quello che gli sceneggiatori si erano prefissati.

Inoltre, in un videogioco sono spesso presenti documenti testuali (diari, indizi, ecc.) la cui lettura da parte del giocatore approfondisce l’ambientazione, svela retroscena o aggiunge informazioni su personaggi e situazioni. In una pellicola ciò non è possibile, se non con brevi testi di introduzione all’inizio del film, a volte del tutto insufficienti, o con “spiegoni” da parte dei personaggi che se non vengono scritti con cura dagli sceneggiatori risultano noiosi, grotteschi o campati per aria.

Cos’è uno “spiegone”? Ce lo illustra il mitico Stanis Larochelle da Boris

 

Ciò è tanto più vero nel caso del film Assassin’s Creed.

È praticamente impossibile condensare in una pellicola di 116 minuti anche solo le informazioni minime necessarie a far capire a uno spettatore l’intero background che sta alla base dell’universo di gioco. Ciò influisce anche sui personaggi, che mostrano un evidente potenziale latente ma che purtroppo non riescono mai a esplodere e rimangono piuttosto piatti per l’intera durata del film. Inoltre, con così poco tempo a disposizione, vengono meno tutti quegli aspetti legati alla Storia e all’ucronia che rivestono invece una parte importante nella saga.

Assassin’s Creed il film: costumi

I costumi del film Assassin’s Creed sono bellissimi e realizzati con grande cura.

Il momento storico in cui si svolgono le vicende nell’Animus non influisce particolarmente sull’intreccio. La Storia è troppo sullo sfondo, ci sono sì passaggi importanti come l’autodafé e la capitolazione del sultanato di Granada, ma avrebbe di certo meritato più spazio. Anche la presenza di un certo personaggio storico (che non riveliamo per evitare spoiler) verso la fine del film è un po’ troppo buttata lì, risultando quasi forzata.

Quello che è mancato per rendere questo film un prodotto valido e di successo è stato il coraggio di osare fino in fondo. Da un certo punto di vista, cioè quello di una software house che si affaccia per la prima volta sul grande schermo, è comprensibile: il rischio di colossali perdite di denaro è enorme e di certo spaventa non poco. Peccato, è stata un’occasione mancata.

Bastava davvero quel pizzico di coraggio in più.

Ad esempio, il coraggio di fare un film di tre ore, o di spalmare la sceneggiatura su due film, se non in una trilogia, o perfino di rivolgersi esclusivamente agli appassionati, dando le spiegazioni per scontate. Scelte rischiose, forse, ma che avrebbero consentito di consegnare le informazioni necessarie a tutti gli spettatori e uno sviluppo maggiore della trama, dei personaggi e delle ambientazioni.

Forse, per questo franchise la formula migliore avrebbe potuto essere quella di una miniserie di una dozzina di episodi.

Il film, comunque, non è tutto da buttare via. Se mancano le emozioni legate alla storia e ai personaggi, le scene d’azione e la cura dei dettagli riescono a risollevare – per lo meno per gli appassionati – le sorti della pellicola.

Particolarmente azzeccata è la scelta di recitare i dialoghi in spagnolo, sottotitolandoli, in quelle parti del film ambientate nella Spagna del 1492. Una scelta stilistica interessante e coraggiosa, minata però dal fatto che i dialoghi in questione sono pochi ed essenziali, forse anche qui per paura di osare troppo.

 

È proprio Assassin’s Creed!

Chi ha giocato almeno una volta a un titolo della saga non potrà non riconoscere gli elementi caratteristici della serie.

L’ottima regia di Justin Kurzel, unitamente a una fotografia piuttosto ispirata che contrappone i toni caldi della Spagna tardo medioevale ai toni freddi degli asettici laboratori Abstergo, riesce a far rivivere allo spettatore quelle sensazioni provate ammirando la bellissima grafica e le magnifiche animazioni dei giochi, pur senza far uso di CGI, se non come elemento accessorio. La pellicola, quindi, ha il grande merito di non sembrare un videogioco, ma di essere quello che è: un film d’avventura, d’azione e di fantascienza.

Le notevoli scenografie, infatti, sono frutto di un’ottima ricerca delle location. Le riprese si sono svolte principalmente a Malta e nel sud della Spagna.

A tal proposito, Michael Fassbender ha dichiarato: “Con questo film abbiamo voluto girare in location reali e con persone reali. Abbiamo voluto filmare alla vecchia maniera anziché utilizzare un sacco di effetti speciali. Pensiamo che film di questo genere siano saturi di CGI, così abbiamo voluto andare in una direzione diversa”.

E questo non riguarda solo le scenografie.

Abbiamo voluto seguire la vecchia scuola” ha dichiarato il regista. “Abbiamo girato in luoghi reali, avevamo i migliori ragazzi al mondo tra i praticanti di parkour, gli slackliner (praticanti di slackline, una disciplina basata sull’equilibrio in cui si cammina su una fettuccia elastica tesa tra due punti) e gli esperti di arti marziali per poter girare il più possibile realmente e dal vivo. Abbiamo voluto sporcarci e stancarci”.

Scena d’azione parkour che culmina con il Salto della fede

 

E in effetti, come detto poco sopra, il risultato è che non sembra di guardare un videogame, ma un classico film di cappa e spada, impreziosito da un tocco di Mad Max. Ci sono duelli all’arma bianca, scazzottate, inseguimenti a cavallo con bellissimi stunt su carri in movimento e meravigliose corse sui tetti, nello stile che da sempre contraddistingue la saga di Assassin’s Creed.

La scena dell’inseguimento del carro

 

Perfino il Salto della fede, momento iconico in ogni gioco, è stato effettuato da uno stuntman che si è realmente tuffato da un’altezza di 125 piedi (38,1 metri) senza funi o cavi di sorta.

Dietro le quinte del Salto della fede

 

Se ciò non bastasse, anche la cura dei costumi, delle armi e dei più piccoli dettagli non fa che aggiungere valore a quanto si vede sullo schermo, così come i numerosi easter egg presenti nella pellicola che solo gli occhi degli appassionati più attenti sapranno cogliere.

Uno fra tutti? La presenza di un Animus 2.0 sullo sfondo, in una delle prime scene in cui viene presentato il nuovo Animus 4.3 che il protagonista sarà costretto a utilizzare e che differisce in modo sostanziale da quanto visto finora nei giochi. La scelta di introdurre un nuovo modello di macchinario è stata particolarmente indovinata, poiché ha regalato un po’ di azione in più alle scene ambientate nel presente e ha allontanato l’altrimenti facile parallelismo con la sedia apparsa anni fa in Matrix.

Il nuovo Animus, giunto alla spettacolare versione 4.3.

 

Concludendo

Tirando le somme di questo lungo articolo, la pellicola Assassin’s Creed ne esce come un’occasione mancata. Un prodotto cinematografico che avrebbe potuto essere davvero buono, ma che non lo è a causa di un solo grande problema: la sceneggiatura. Cosa certamente non da poco in un film. La critica lo ha massacrato e gli incassi non sono stati eccelsi, a noi però, tutto sommato, è piaciuto abbastanza e ci fa sperare in un sequel che possa dimostrare quanto ancora di valido si possa realizzare al cinema sfruttando gli elementi tipici di questa splendida saga videoludica.

 

Davide Vincenzi

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